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VI RACCONTO UNA STORIA – Incontro con M. Gorbačëv

Vi racconto una storia.

La storia di come è nato e si è svolto il mio incontro con un gigante del XX secolo.

Era 1986 quando Michail Gorbačëv, da poco eletto segretario generale del PCUS, avviava le riforme della Glasnost, della Perestrojka.

Era il 1986 anche quando sono nato a Napoli.

Faccio parte della generazione, a cavallo tra gli anni ’80 e ’90, che ha vissuto il crollo del Muro di Berlino, lo sgretolamento dell’URSS e la fine del XX secolo. In tutto questo la figura del Presidente Gorbačëv è stata determinante.

Ultimo segretario del PCUS. Ultimo presidente dell’URSS. Artefice della fine della Guerra Fredda. Poi anche Premio Nobel per la pace nel 1991. Da allora, una vera icona mondiale, per tutti.

Un gigante del XX secolo.

Non mi sarei mai aspettato di conoscerlo. Anzi, sarò sincero. E’ una speranza che ho sempre un pò nel mio intimo coltivato. Risale a sette anni fa il mio primo tentativo di contattare l’ex leader sovietico. Avevo da poco pubblicato la mia tesi di laurea sulla fase finale dello stalinismo, con prefazione del presidente Giulio Andreotti. Molti contatti, ma mai l’occasione giusta. Perfino un collegamento tramite l’Ambasciata russa a Roma ma alla fine non riuscivo a concretizzare. Non ho mai mollato.

Volevo credere in questa impresa: conoscerlo ed intervistarlo.

Pensare di essere riuscito a fare entrambe le cose, mi emoziona.

Il momento decisivo fu qualche settimana fa: finalmente ricevo per email, dopo varie mie sollecitazioni, una riposta da Vladimir Polyakov, suo assistente e responsabile media della Fondazione Gorbačëv . Il supporto del mio amico Vladimir, con quale poi sono stato ore a discutere di politica e storia a Mosca, è stato determinante.

E’ stata una corsa contro il tempo: preparare il visto, organizzare il viaggio e prepararsi ad incontrare la Storia in così pochi giorni, non è cosa da poco. Potrebbe anche rivelarsi tutto inutile: un minimo imprevisto, un minimo intoppo e salta tutto.

Arrivo a Mosca alle tre di notte di martedì 5 giugno. L’incontro è fissato per le ore 12. Attendiamo fino alle 15, ma il presidente viene intrattenuto fino alle 16 in ospedale per dei controlli. L’ultima possibilità per me a questo punto è mercoledì alle 13. Puntuali, io ed il mio fotoreporter di fiducia Marco Costanzo ed il mio amico Emmanuele Marra, arriviamo in Fondazione, un grande palazzo sulla Leningradisky.

Parliamo con Vladimir fino alle 16. Ho francamente ad un certo punto pensato che ormai fosse tutto saltato. Il Presidente, molto anziano e con una salute precaria, avrebbe potuto disertare l’incontro per ovvi motivi. Sembrava essere andato tutto per il verso sbagliato.

Eppure, dopo aver perso ogni speranza, mentre siamo nella sala d’attesa, ascoltiamo una voce tuonante ed un gran frastuono negli uffici. E’ arrivato! Il Presidente è in fondazione!

Dopo qualche minuto un uomo di nome Maxim, con una mole fisica davvero incredibile, guardia del corpo dell’ultimo leader sovietico, fa irruzione nella nostra sala e ci comunica che il Presidente è arrivato, dobbiamo solo attendere altri minuti. Ne passano altri 30. Vi confesso che è stata un’attesa molto snervante, quasi interminabile.

Poi ci chiamano. Siamo pronti per fare l’ingresso nello studio del Presidente.

Lui cammina pochissimo. E’ seduto sulla sedia, dietro la sua scrivania.

Mi avvicino e per rompere il ghiaccio, con una pronuncia improbabile, lo saluto in russo: “Доброе утро, г-н Председатель ! / Buongiorno, Signor Presidente!”.

Da quale momento il Presidente è stato davvero eccezionale.

Mi ha preso per mano. Mi ha trattato con grande affetto. Vladimir dopo mi dirà: “Alessandro, non so perché con te è stato così, ti dico che è una vera eccezione!”.

L’essere Italiano mi ha portato fortuna. Lui ama due paesi grandemente, oltre la Russia ovviamente: l’Italia ed il Giappone. Mi nomina Benigni, la Sofia Loren e lui, il Presidente Andreotti. Mostro subito con orgoglio il mio libro “Il divo Giulio visto da vicino” dedicato alla figura di Andreotti che, all’epoca della presidenza Gorbachev, era il Presidente del Consiglio dei ministri in Italia.

Ma sono certo di aver fatto “centro” quando ho tirato fuori la mia tesi di laurea: “L’apogeo di Stalin”.

Il Presidente inizia ad essere in fiume in piena: ha voluto sapere tutto del mio lavoro! Poi capisco perché: anche lui si è laureato con una tesi su Stalin all’università di Mosca nel 1955.

Mi ha accordato tutto: abbiamo discusso e preparato l’intervista che sarà parte di un progetto ancora più ampio ed ambizioso di cui darò presto notizia. Tanti i temi affrontati. L’Europa, l’Italia, il ruolo della Russia oggi, il rapporto con il Presidente Putin e molto altro …

E’ stato commovente quando ha ricordato sua moglie Raissa, mentre la contemplava in un ritratto alla sue spalle.

Eppure il momento più toccante è stato quando ho tenuto per mano il presidente e gli fatto dono di una Bibbia, tradotta in russo. Un dono semplice, ma con un valore eterno.

Non potevo immaginare, appena pochi anni fa, non solo di incontrare il presidente Gorbachev, ultimo leader dell’Unione Sovietica e del Partito Comunista più grande al mondo, ma anche di mettere nelle sue mani una Bibbia. E poi anche, in pochi secondi, prenderlo per mano e pregare, auspicando la benedizione di Dio nella sua vita.

No, questo non potevo immaginarlo.

Eppure è successo. Perché Dio va oltre.

E come dico spesso: “Il futuro appartiene a chi crede nella bellezza dei propri sogni”.

Alla fine, l’anziano ex presidente decide di alzarsi. Lo stesso suo collaboratore rimane sorpreso: si fa accompagnare da me, e in quel momento ho realizzato di aver preso per mano e sorretto un gigante della Storia.

Magari un giorno, se Dio vuole, lo racconterò ai miei nipoti …

 

Благодарю президента

Спасибо, президент!

Да благословит вас Бог!

Grazie presidente!

Dio ti benedica!

 

 

 

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