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“Evangelici: alimentati solo luoghi comuni” – Intervista ad A.Iovino

LEGGI L’INTERVISTA APPARSA SUL QUOTIDIANO IL ROMA MERCOLEDÌ 21 NOVEMBRE 2018 

“Evangelici? Alimentati solo luoghi comuni” 

L’Intervista. Alessandro Iovino, storico e giornalista, risponde in merito alle accuse di chi reputa i praticanti di questa religione una setta

“Altro che setta, gli Evangelici crescono in tutto il mondo a ritmi vertiginosi, in particolare i pentecostali sono il più grande movimento di risveglio della storia del Cristianesimo”.
Non ha dubbi Alessandro Iovino, storico e giornalista, all’attivo molte pubblicazioni sulla storia evangelica, relatore in conferenze internazionali sui nuovi movimenti religiosi in Italia ed all’estero, già assistente parlamentare del senatore valdese Lucio Malan.
Autore anche di un libro-intervista a Bud Spencer ed uno storico incontro con l’ex presidente sovietico Mikail Gorbachev nelle cui mani ha consegnato una Bibbia in russo. Nelle sue interviste emerge sempre l’elemento della fede.
In queste settimane hanno suscitato un grande vespaio di polemiche in rete alcuni servizi giornalistici: sia un reportage sul “Fatto” di Alessandro Di Battista sulle chiese evangeliche del Sud America (definite “sette”) e poi un sevizio alle Iene di Gaston Zama sulla testimonianza di un ragazzo ex omosessuale che dice di essere diventato etero dopo la sua conversione a Cristo.
Settimane calde per gli Evangelici, dunque, al centro anche di molte critiche. Per questo motivo abbiamo intervistato Alessandro Iovino che, tra l’altro, professa la fede evangelica. E ben conosce questo mondo, da diverse angolazioni.
Iovino, lei si definisce un studioso di questa realtà ma non pensa di essere poco lucido nell’analisi di queste questioni, essendo lei un credente evangelico?
Appartengo ad una scuola di pensiero, accreditata nel mondo accademico, che vede nel sociologo americano Rodney Stark il suo massimo esponente, e secondo la quale ritenere lo studio delle religioni una prerogativa solo dei non religiosi o addirittura degli atei, sia un freno allo sviluppo della ricerca in ambito religioso. Come se dello “studio dell’aviazione si potesse occupare solo chi ha paura di volare o non ha mai preso un aereo”. Il sociologo italiano Massimo Introvigne, tra l’altro editorialista del Mattino, li definisce studiosi “bilingui”: ovvero in grado di saper parlare un linguaggio non solo scientifico ma anche quello della realtà religiosa presa in esame. Ecco, mi identifico in questo filone. Non ho difficoltà dunque a parlare non solo come studioso ma anche come uomo di fede.
Del resto il mio bis-nonno è stato il primo pentecostale a Napoli e patì anche la persecuzione in epoca fascista. La nostra è una storia sofferta ma importante. Il Cardinale Ravasi in una recensione del libro “Liberi per servire” (EUN, 2017) che ho curato insieme ad altri colleghi, apparsa domenica 29 ottobre 2017 sul quotidiano di Via Solferino, ha parlato di “una storia, certo, di minoranze, che hanno però una loro presenza spirituale viva nel mosaico della nostra comunità nazionale”. In poche parole viene ben descritto ciò che sono gli evangelici in Italia …
Procediamo con ordine. Ci dica prima perché ha sentito l’esigenza di rispondere ad Alessandro Di Battista con una dichiarazione sul suo blog in seguito alla pubblicazione di un reportage sulle chiese evangeliche apparso sul Fatto Quotidiano … 
Nello stesso giorno in cui usciva il reportage dell’ex parlamentare del Movimento 5 Stelle sulle pagine del Fatto, dal titolo “Le sette evangeliche sono i nuovi conquistadores”, Andrea Camilleri, in diretta televisiva su RaiUno da Fazio, dichiarava: “Stiamo perdendo la misura, il peso della parola, le parole sono pietre, possono trasformarsi in pallottole”.
Questo vale per tutti, la condanna di Camilleri credo includa ogni tipo di discriminazione. Di Battista con questo reportage ha alimentato luoghi comuni che sono nocivi per la comunità evangelica italiana e non solo. In particolare la parola sette riferita alle chiese evangeliche di ogni ordine e grado, è inaccettabile! Decenni di studi, convegni e ricerche hanno chiarito che esiste una distinzione tra “chiese” e “sette”. Oltre che una forzatura linguistica – la definizione sette rimanda nell’immaginario collettivo a qualcosa di negativo – resta anche inappropriato concettualmente.
Quale crede siano le ripercussioni di questo titolo di giornale per gli Evangelici Italiani ? 
Non ha certo reso un servizio utile ad una minoranza religiosa, ma non solo.
Lo scorso anno abbiamo celebrato i 500 anni dall’affissione delle 95 tesi di Lutero che diedero via alla Riforma Protestante, uno degli avvenimenti più importanti della storia dell’umanità.
Francamente speravo che il leader grillino, e lo stesso giornale per il quale lavora (solitamente attento a queste sfumature), potesse approfondire lo status del panorama evangelico latino con più dovizia e optare per un titolo che non prestasse il fianco a così facili ed equivoche estremizzazioni proprio perché, come ha ricordato Camilleri, le parole hanno un peso.
Chi, come Di Battista, gode di una visibilità social, di un “pulpito” – mi si lasci passare questo termine evangelichese – così importante, ha il dovere di diffondere una sana informazione e non delle fake news. Le colonne di un giornale, non devono per forza essere delle tribune politiche.
Il tutto meriterebbe una più attenta analisi e si tratta di un fenomeno ben più complesso che sia io che Di Battista, non possiamo certo esaurire con un post su facebook. Mi dispongo di accompagnare Di Battista in visita presso alcune chiese evangeliche italiane, così potrà parlare di ciò che accade qui …
A tal proposito, ha fatto molto discutere un servizio delle Iene in cui viene intervistato un giovane pastore ed un ragazzo che dice di essere guarito dall’omosessualità … 
Guardi, è necessario chiarire un concetto fondamentale. Se è vero che nessuno può generalizzare e fare di tutta l’erba un fascio nel parlare del mondo evangelico, vale altresì il contrario.
Nessuno può parlare a nome della chiesa evangelica in generale, e questo vale anche per me. Esiste una tale diversità di sensibilità spirituali, denominazioni, varietà teologiche ed organizzazioni ecclesiali che non basterebbero dieci interviste per ben spiegarlo.
Immaginate che il mondo evangelico è come un mosaico, con tanti piccoli tasselli diversi tra loro che compongono un grande quadro.
Questo è l’errore di fondo che accomuna il reportage di Di Battista a quello delle Iene: prendono in esame una chiesa trascurando il fatto che ci sono migliaia di chiese evangeliche che sopravvivono con non poche difficoltà, professano una fede genuina, sono comunità di “frontiera” e si sostengono con la decima per pagare la corrente e il fitto di una sala. E magari devono anche fronteggiare una serie di problemi legati al luogo di culto non idoneo per delle assurde leggi che in questo paese limitano la libertà religiosa. Questa è la vergogna italiana: la mancanza di norme legali che superino l’antica legge dei “culti ammessi”.
Sarebbe un bel segnale se questi giornalisti si occupassero di questi argomenti …
Detto ciò, penso di fare un utile servizio a chi ci legge, se dico che ci sono valori fondanti ed identitari del mondo evangelico che vanno difesi e che sono patrimonio di tutti, al di là della propria appartenenza confessionale.
Nel servizio delle Iene vengono attaccati dei concetti che sono la base non solo del Protestantesimo, ma di tutta la galassia del Cristianesimo, cattolici compresi …
Ci faccia qualche esempio … 
La chiesa di PDG di Palermo non rappresenta tutto il mondo evangelico italiano. Ma ho subito sentito il pastore Joe Porello per esprimergli la mia solidarietà. Perché è stato un servizio fuorviante, montato ad arte con una musica psichedelica inquietante, il tutto per mettere in difficoltà il pastore Joe. L’ho difeso pur se apparteniamo a due famiglie evangeliche molto diverse tra loro per usi e costumi ed anche qualche sfumatura dottrinale.
Probabilmente io avrei anche evitato di esporre mediaticamente il giovane Alessandro, con una storia molto delicata alle spalle. Ma rimane una mia opinione.
Sono convinto che difendendo Joe ho difeso un principio di libertà, sia civile che spirituale. Su questo non ho dubbi. Mi hanno colpito in tal senso anche le parole in un fondo su Avvenire di Don Maurizio Patriciello che richiama tutti al rispetto. Dovremmo tutti rispettarci di più.
Lei però ancora non ci ha detto nulla sulla questione dell’omosessualità… 
Regna il caos sociale e religioso. Non posso che fare riferimento anche all’anarchia che regna nel mondo cattolico. Molte parole anche del Papa sulla questione degli omosessuali vengono strumentalizzate nell’uno o nell’altro senso.
Questo accade anche in ambito evangelico: passiamo dalla benedizione delle coppie gay dei valdesi alle posizioni più intransigenti e a volte estreme delle chiese pentecostali.
Potrei cavarmela dicendo che non per forza tutti devono sentenziare su tutto e che non è mio compito entrare in questioni teologiche, ma non voglio glissare.
Ecco cosa penso: ciò che è scritto non può essere cambiato nella Bibbia. E non ho remore ad usare la parola peccato. Ma ecco il punto: non riguarda solo gli omosessuali ma anche fornicatori, adulteri, lussuriosi, bugiardi, ladri, ingordi, ipocriti e così via. Tutti rientriamo almeno in una di queste categorie. Ed ancora: questa non è una credenza evangelica ma di tutti quelli che si definiscono Cristiani.
La differenza viene dalla grazia di Dio, di cui tutti abbiamo bisogno.
Io non predico contro qualcuno e non mi interessano le crociate contro gli omosessuali. Dio non ama il peccato ma tutti i peccatori. Posso testimoniarlo personalmente.
Quindi, infine, la sua è più una difesa apologetica che quella di uno studioso ? 
Per me è anche una battaglia di civiltà. Stiamo assistendo ad una persecuzione al contrario. Si sta diffondendo il germe della cristianofobia.
Tuteliamo chiunque sia disposto a prendersi gioco del Vangelo, ma dove è finito il diritto a predicare ciò che è scritto nella Bibbia?
Mandiamo in TV di tutto, purché faccia audience. Ma ci scandalizziamo di chi professa la fede Cristiana.
Adesso concludo con parole non accademiche ma spirituali, che in qualche modo mi appartengono e sono il mio manifesto di fede: “… non mi vergogno del VANGELO perché esso è’ potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede” (Romani 1:16).

11 Comments

  1. Gianni Anelli ha detto:

    Non solo non è una setta, ma non è nemmeno una religione, è fede è la ricerca della presenza di Dio nella vita, dopo un pentimento personale e un ringraziamento per il dono di Dio, suo Figlio. Siamo adulti che dopo aver creduto, come peccatori pentiti, seguiamo in fede Gesù, l’unica via che porta al Padre!

    • Siamo onorati di essere evangelici e di avere una chiara visione di cio’ che vuol dire amare Gesu con tutto il cuore! Io ero una cattolica praticante di quando parlavano ancola in latino ..Ho conosciuto il Signore nella chieza del Nazareno e a fianco a mio marito pas.Scognamiglio serviamo serviremo in questo mondo, sempre, a propagare la PAROLA in una lingua comprensibile a tutti …AMORE

    • Antonella ha detto:

      La mia vita è cambiata ,il mio modo di pensare e guardare il mondo con gli occhi spirituali è cambiato e ringrazio Dio e la mia chiesa evangelica battista perché lì ho conosciuto persone di fede in Cristo Gesù.

  2. Giovanni ha detto:

    Alleluia gloria al Signore perché Lui l’eterno é degno di ogni lode

  3. Francesca ha detto:

    Eppure la bibbia ci Mette in Guardia contro Gli ultimi tempi, Io Penso Che stiamo percorrendo Gia questi tempi. Se tutti prima Di parlare leggessero la bibbia Forse comprenderebbero meglio molte cose. Altro Che sette.!!!!
    Noi non Siamo qui per giudicare , questo e compito del nostro Padre Celeste

  4. Evelyn ha detto:

    Amen, la parola di Dio e reale e nessuno può aggiungere o togliere una sola virgola.
    Che Dio ci aiuti a finché possiamo sempre fare la volontà del Padre sapendo che dobbiamo avere soltanto la approvazione del Padre e non degli uomini.
    Dio vi benedica fratelli.

  5. Sabrina ha detto:

    Chi addita gli evangelisti come “una setta” è perché non conosce la realtà pentecostale. Inoltre non comprende la profondità della Parola, e l’ importanza di mettere la Bibbia come guida e fondamento della propria vita.
    Non dimentichiamo che è stata scritta nella guida dello Spirito Santo da persone scelte da Dio stesso . Prima di giudicare io consiglierei di partecipare a un culto evangelico e trovare le risposte di cui ogni uomo ha bisogno.

  6. Porziana ha detto:

    Continueranno a dare delle nomee alla fede Evangelica, fino a quando non avranno fatto un’esperienza personale con Gesù.
    Nell’attesa di sapere che molte anime ancora trovino pace e tutto ciò di cui hanno bisogno, continuiamo a servire Cristo e seminare L’AMORE che in molti non conoscono. Anch’io come Alessandro Iovino voglio dire:
    non mi vergogno del VANGELO perché esso è’ potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede” (Romani 1:16).

    Dio ci benedica
    Porziana

  7. Giuseppe ha detto:

    Che bello leggere che ci sono tante persone che si riconosco peccatori e grazie al sacrificio di Gesù siamo riscattati.Il prezzo pagato dal Signore ci ha reso suoi figli ed è solo per GRAZIA.

  8. Francesco ds ha detto:

    Credo che le questioni in campo siano due.
    Da un lato come la definisce Alessandro la “cristianofobia”, questa intolleranza a tutto ciò che è biblico. E’ assurdo come queste persone non si rendano conto delle loro contraddizioni: sono libero di vivere l’omosessualità, ma non sono libero di rinunciarvi!
    L’altra questione è l’utilizzo in particolare dei social media da parte di noi evangelici. Io credo che dobbiamo fare molta attenzione perché è vero che sono solo strumenti, ma sono strumenti studiati per manipolare e confondere le menti, quindi credo che non tutto ciò che per noi è edificante abbia lo stesso effetto in rete, soprattutto rischia di essere usato contro di noi, da chi invece conosce molto bene come usare i social…

  9. Gianfranco ha detto:

    Nell’immaginario collettivo e nel linguaggio comune il termine “setta” è connotato sempre negativamente e richiama abusi, prevaricazione, e violenza. E’ utilizzato in modo denigratorio. Vero e, per certi aspetti giusto. Ma ricordiamo che sia etimologicamente che nella sociologia delle religioni (vedi Troelsch, Pace ecc.) il termine setta, divisione, indica un gruppo che si è staccato dal movimento religioso maggioritario per tornare alle origini, al significato primario che era stato dimenticato dal gruppo (chiesa) iniziale. Il cristianesimo era considerato, nel libro degli Atti nella Bibbia, una setta dell’ebraismo, la riforma di Lutero una setta del cattolicesimo e via dicendo. Essere “setta” perchè si vuole un ritorno alle origini degli insegnamenti cristiani e biblici, separandosi dalla deriva di chi se ne è allontanato… beh, forse non è così sbagliato! Troppa semantica? Forse. Ma se le parole hanno un senso e un significato…

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